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lunedì 11 aprile 2011

Emilio Solfrizzi racconta Piero Cicala

Un giorno mi ha chiamato il mio agente Gianni Antonangeli per dirmi di raggiungerlo in studio perché voleva farmi incontrare una persona che mi sarebbe piaciuta tanto. Quando sono arrivato, insieme a lui ad aspettarmi c’era Eugenio Cappuccio: vestito di nero, barba incolta, occhi neri e sguardo intelligente e aperto. Avevo molto amato i suoi film precedenti, Il caricatore, Volevo solo dormirle addosso e Uno su due; Eugenio era uno dei registi con cui mi sarebbe piaciuto lavorare da sempre. Quando mi sono seduto mi sono subito augurato di piacergli, che le cose che aveva da dirmi mi piacessero, e che il nostro fosse un incontro bello e costruttivo. Mi ha raccontato un’idea per un film da perfezionare e approfondire, ma il personaggio di Piero Cicala - un ex cantante dimenticato da tutti subito dopo aver avuto trent’anni prima un enorme successo con un solo disco - era già molto affascinante: un protagonista a tutto tondo, uno di quelli che un attore amerebbbe incontrare nella sua carriera.
Tra me ed Eugenio è nata una vera e profonda collaborazione creativa: molte idee, passaggi di copione ed evoluzioni della sceneggiatura sono stati limati da noi due insieme, oltre che ovviamente che dall’ottimo Piersanti; c’è stato un vero confronto, a volte anche aspro e teso, ma sempre sincero, finalizzato per entrambi a proporre il meglio per il film. Siamo due tipi sanguigni con matrici comuni, ma abbiamo subito maturato e conservato grande stima, oltre che un grande affetto reciproco.


Piero Cicala è un personaggio straordinario, con molti vuoti ma non vuoto. Un uomo che “manca” di qualcosa, con molte domande senza risposta e con un profondo senso di inadeguatezza rispetto alla vita. Mi interessava l’idea sorprendente di poter ri-trovare se stessi anche a 60 anni; abbiamo lavorato alla costruzione di un personaggio che doveva rappresentare anche fisicamente il senso del fallimento, portandone su di sé tutti i segni.

 Piero Cicala (Emilio Solfrizzi) con il cuoco Amed (Salvatore Marino) e il pizzaiolo Vincenzo (Gaetano D'Amore)

L'incontro con Belén è stato normalissimo. Credo che Belén abbia interpretato questo lavoro con lo spirito giusto. Aveva una gran voglia di fare bene e si è affidata completamente ad Eugenio permettendogli di lavorare su di lei e sulla recitazione senza rinunciare però a se stessa: ha infatti contribuito attivamente alla costruzione del suo personaggio, non solo scegliendosi il nome beneaugurante di Talita, ma accettando anche di modificare il suo look con una parrucca di capelli molto corti di un colore diverso dal suo (che ne lascia comunque intatto il fascino). Mi parlavano di lei come di una ragazza intelligente e sensibile ed ero certo che si sarebbe messa al servizio del film. Eugenio poi è riuscito a “servirla” al meglio: nel nostro film non c’è Belén, ma Talita.
Anche con gli altri attori mi sono trovato benissimo! Iaia Forte ha costruito molto bene il suo divertente personaggio dell’ex moglie volutamente “sopra le righe”, che ha rinunciato a tutto per stare vicino al suo uomo: è riuscita in pochi giorni a rendere chiarissimi gli stati d’animo di questa donna e i molti “sottotesti” della sceneggiatura. Davvero un’attrice fantastica. Pur essendo pugliese, non avevo mai lavorato con Totò Onnis e Fabrizio Buompastore, pugliesi anch’essi! Siamo stati complici da subito, il che ci ha consentito di alleggerire le fatiche del set con grandi risate oltre che di rivendicare il nostro “orgoglio pugliese” in una troupe di “forestieri”. Siamo amici.

lo stupore di Piero Cicala  (Emilio Solfrizzi)  dopo il cambio di look  per mano del suo amico barbiere (Totò Onnis) &co.

Il nostro produttore Antonio Avati era sempre sul set. Proprio sempre sempre! Ha seguito la lavorazione nei minimi dettagli, credo anche per un fatto affettivo essendo partita da lui l’idea primaria del film.
Mi è sembrato da subito una persona sincera e chiara: ha ammesso di conoscermi poco come attore, ma che invece la sua famiglia è appassionata sostenitrice della serie di Raiuno di cui sono protagonista da tempo, Tutti pazzi per amore, e ogni tanto si scusava di non conoscerne lui i dettagli. Sono molto fiero del rapporto di simpatia e di stima che si è creato tra di noi sin dall’inizio, cresciuto poi man mano che andava avanti la lavorazione.
Vorrei segnalare anche che questo film si è giovato dell’enorme capacità delle nostre maestranze riunite in una troupe tecnica capeggiata dal direttore della fotografia Gian Filippo Corticelli.
Io soprattutto sono molto riconoscente ai reparti di trucco e parrucco che nel film giocano un ruolo di fondamentale importanza: mi hanno consentito di fare al meglio il mio lavoro senza dovermi preoccupare di null’altro. Ho potuto giovarmi dell’incredibile abilità e pazienza di Luigi Rocchetti e di Max Duranti che hanno messo al servizio mio e a del film il loro talento assoluto, invidiato e riconosciuto in tutto il mondo.

Piero Cicala (Emilio Solfrizzi) fa le prove prima dell'ospitata in tv alla trasmissione di Carlo Conti

sabato 9 aprile 2011

Belén Rodríguez racconta Talita Cortès

La scorsa primavera mi era arrivata una proposta dalla DueA e sono andata ad incontrare i produttori Antonio e Pupi Avati, insieme al regista Eugenio Cappuccio. Ho capito subito che si trattava di un’occasione insolita ed interessante: essere coinvolta in un film di qualità e di prestigio rappresenta una conferma per il tuo lavoro e un incentivo ad andare avanti.
Non mi sento ancora un’attrice: capisco che la mia possa essere considerata una scelta azzardata, anche perché come donna sono sempre al centro della "sparatoria" mediatica, ma è un’opportunità che ho colto molto volentieri, così come è avvenuto con la proposta di presentare il Festival di Sanremo.
Ovviamente so che per recitare sono importanti le scuole, e che è giusto prepararsi in modo adeguato. Ma credo anche nella pratica “sul campo”: sono sempre stata un po’ una “spugna” che assimila e incorpora facilmente tutto, cercando di restituirlo al meglio. In questa occasione, è stato determinante non solo studiare bene la parte, e cercare di imparare dai tanti bravissimi attori che recitavano dialoghi lunghi e serrati, ma, soprattutto, fidarmi completamente delle indicazioni e della grande umanità di Eugenio Cappuccio - un regista molto esigente e sensibile, e un ottimo direttore di attori; e dei consigli del mio partner Emilio Solfrizzi - una persona meravigliosa, sia come “uomo di famiglia” pieno di valori, sia come professionista rigoroso in grado di dare tutto sul set.
La "mia" Talita Cortès è una modella superstar sudamericana di enorme successo mediatico, un personaggio-simbolo dello star system volutamente esasperato, sopra le righe: è rimasta un po’ una bambina viziata e capricciosa, ma non credo che rappresenti un modello da seguire, per gran parte della nostra storia.
L’essenza del film sta nella sensazione di essere incompleti, e se Talita a un certo punto si innamora di una persona improbabile, lo fa perché vuole trovare quello che le manca - ad esempio la possiblità di "sbracare"; cosa che a lei, costretta ad apparire sempre perfetta, non è concesso.
Tutti noi in fondo siamo alla ricerca di qualcosa che ci sorprenda, e il titolo del film Se sei così, ti dico sì non descrive uno stato fisico ma interiore: vuol dire che se fai vedere l’anima, alla fine il sì arriva deciso. 




C’è stata una grandissima trasformazione per interpretare Talita, sia interiore che esteriore. Arrivando sul set, ogni mattina entravo nel mondo di Talita, trasformandomi completamente, a partire dall’aspetto fisico - indossando la sua parrucca con i capelli corti a caschetto e scurissimi, e apparendo con un tipo di trucco più marcato: quando mi sono rivista alla prima scena sono rimasta sconvolta!
Per lasciarmi più libera, Eugenio mi ha concesso anche di improvvisare al di là del copione, lasciandomi mescolare all’italiano alcune parole di spagnolo perché erano giustificate per quel tipo di personaggio di ragazza sudamericana giramondo, cui verrebbe spontaneo esprimersi nella sua lingua madre ovunque si trovi.


Col tempo mi affascinerebbe anche misurarmi con qualche ruolo drammatico, ma sono certa che si tratterebbe di un impegno più difficile. Penso che per ora la leggerezza della comicità mi sia più congeniale e naturale.
Non credo, però, che nell’immediato futuro potrò dedicare al cinema l’attenzione e la dedizione necessari, perché non posso e non voglio sottrarre tempo ai miei impegni televisivi: la tv mi piace moltissimo, e vorrei cercare di farla al meglio, riuscendo a trasmettere gioia e buonumore al pubblico a casa, come nei grandi varietà del passato così ben congengati e pieni di talento ad ogni livello. 

Belén in una scena con Emilio Solfrizzi

mercoledì 6 aprile 2011

Antonio Avati racconta com'è nata l'idea del film

Antonio Avati con Claudio Trionfera alla conferenza stampa sul set
L’idea del suo soggetto che ha dato l’impulso a questo film mi è venuta in mente guardando il programma-revival di RaiUno I migliori anni, presentato da Carlo Conti: ho immaginato che possa realmente accadere che un ex cantante in disarmo, stempiato, con la pancia e i capelli finti, “ripescato” occasionalmente in tv per un giorno in una trasmissione di vecchie glorie, aiuti a salvarsi da un’aggressione mediatica nel suo albergo la superstar mediatica più bella e desiderata del momento che, ingenua e ignara del nostro show business, lo scambia per l’artista italiano più in auge ai nostri giorni... Il messaggio è piuttosto semplice nella sua filosofia e nella sua attualità: non è sufficiente, come i reality da tempo intendono far credere, apparire o ritornare in tv perché la vita intorno a te venga sconvolta portandoti dalla più profonda polvere al più imprevedibile altare…
Ho scritto un soggetto di 50 pagine insieme a Claudio Piersanti, il cui agente Gianni Antonangeli ci ha aiutato sia per il cast sia per la regia, suggerendoci Eugenio Cappuccio, che poi abbiamo incontrato dopo aver visto il suo recente Uno su due con Fabio Volo, convincendoci subito che si trattava della scelta giusta.
Il suo coraggio è stato l'accettare un’idea e un soggetto non suoi - anche se poi ha partecipato attivamente alla sceneggiatura - e di mettersi in gioco con una commedia, andando oltre le sue opere piuttosto autoriali e con temi forti in campo.
Credo sia stato importante aver pensato a una situazione molto lineare da un punto di vista cinematografico, attraverso una storia elementare che capirebbero anche i miei figli di 10 e 12 anni, e che può somigliare ad una tipica favola del cinema americano nei cui personaggi e situazioni ci ritroviamo tutti perché proposti in maniera credibile.
In questo caso, però, lo stile della regia e dell’interpretazione sono tipicamente italiani: la piccola novità nella nostra filmografia è la scommessa di dar vita ad un film che non somigli ad altre commedie di successo del momento, ma che cerca di essere comprensibile ed accattivante, senza eccessi di letture sociologiche e intelligente, e senza avere l’ambizione di essere particolarmente raffinato o colto. 
Per il ruolo della protagonista pensavamo a una superstar a tutto tondo alla maniera di Paris Hilton: ma rendendoci conto che non sarebbe stato semplice coinvolgere in un progetto italiano un’attrice americana di fama internazionale, a causa del nostro budget medio-basso, abbiamo immaginato nel copione un’ispanica che abita negli Stati Uniti.
il produttore Antonio Avati
Quando mio fratello Pupi ci ha suggerito l’ipotesi di Belén, è piaciuta a tutti: in più, proprio lei ci ha convinto subito una volta che l’abbiamo conosciuta, presentandosi come una ragazza intimidita, rispettosa, quasi a disagio rispetto al tipo di cinema d’autore che le veniva proposto per la prima volta. Questa modestia, e questo suo modo di essere così attento e rispettoso dei nostri suggerimenti, ci ha conquistati.
Credo sia stata molto gratificata da questa esperienza, le abbiamo chiesto di dar vita ad un suo clone, ad una sorta di sua gemella leggermente al negativo, anche se nel film il personaggio ha degli aspetti molto umani: la Talita Cortès che interpreta le somiglia, e lei lo ammette con molta autorionia.
Per quanto riguarda Emilio Solfrizzi, è stato un incontro più che positivo, direi sorprendente: non lo conoscevo bene; sapevo che era stato recentemente l’interprete in tv di Love Bugs e di una serie di successo come Tutti pazzi per amore (era l’idolo di mia moglie e di mia suocera…), ma non immaginavo che fosse un attore così fine, misurato, sensibile e “cinematografico”.
È un animale da set, un maestro finissimo di reazioni, controscene, sguardi, sfumature: Emilio non è bravo solo quando recita le sue battute davanti la cinepresa, ma lo è ancora di più quando reagisce fuori scena alle battute di qualcun altro. Credo che in questa occasione abbia acquistato diversi meriti sul campo, grazie ad uno studio e un lavoro su se stesso esemplari, e a 360 gradi. Sono certo che sarà considerato presto uno dei nostri migliori attori in assoluto: è ancora tutto da scoprire.

martedì 29 marzo 2011

Iaia Forte racconta Marta

Marta è la moglie del protagonista Piero Cicala (Emilio Solfrizzi), la proprietaria del ristorante pugliese in cui lui lavora: un’ex cantante neomelodica napoletana che ha lasciato la professione per seguire suo marito, continuando con incessanti recriminazioni ad imputare a lui questa scelta.
È un personaggio molto bello perché tragicomico: è lei il vero “uomo di casa”, la capofamiglia, una donna energica e in qualche modo anche violenta che governa tutto e tutti, a cominciare dal suo uomo deluso, bevitore e leggermente depresso, che si dimostrerà capace di riaccogliere con amore dopo la sua incredibile avventura romana e americana, ritrovando con lui un rapporto finalmente pacificato.
In questo film abbiamo avuto la fortuna di interagire con una splendida “scuola pugliese” di attori, spesso di origine teatrale, in grado di “passare la palla” molto bene in scena; e quella anche di trovarci in un luogo splendido come Savelletri, dove il rapporto con il set si è rivelato molto piacevole, anche perché si mangiava benissimo.

In teatro recito quasi sempre testi e personaggi molto tragici. Al cinema, invece, mi piace “giocare” su altre corde: in genere mi sento a mio agio con le persone che mi corrispondono, e in questa occasione abbiamo trovato subito la dimensione giusta per rapportarci sia con Cappuccio sia con Solfrizzi; ho sentito con loro una corrispondenza non solo anagrafica, ma anche nel modo di percepire il nostro lavoro. Emilio Solfrizzi è un interprete finissimo: è stato facile “giocare” con lui in scena, sia per quanto riguarda la dimensione comica, sia per quella più drammatica e violenta. Eugenio Cappuccio si è formato come me, frequentando il Centro Sperimentale di Cinematografia, ma in anni diversi: ci conoscevamo da tempo, ma non avevamo mai lavorato insieme. Il set è l’elemento naturale di Eugenio, quello che gli è più affine: è un regista autorevole ma caldo; ha uno sguardo molto attento sugli attori; è molto interessato al lavoro sulla recitazione, e per un interprete è facile abbandonarsi con fiducia alla sua direzione.

lunedì 28 marzo 2011

Totò Onnis racconta Gianni Ciola

Interpreto Gianni Ciola, che ai nostri giorni è il barbiere del paese ed è il migliore amico del protagonista Piero Cicala (Emilio Solfrizzi): è una sorta di Frank Zappa di provincia coi baffoni, con la costante fissazione per la musica “metallica”, e il costante rimpianto dei bei tempi, quando c’erano i magnifici C.C.C. (Cicala, Ciola e la buonanima di Vito Corrente). Nel momento dell’improvvisa possibile rinascita artistica di Piero, Gianni intuirà le potenziali premesse per la propria neocarriera al suo seguito: lo spronerà con entusiasmo ad accettare l’invito al programma tv di vecchie glorie I migliori anni; grazie alla propria abilità di parrucchiere, sarà l’artefice del nuovo look ricco di extension e tinture destinato a caratterizzare il Cicala rinato…

La sceneggiatura del film era molto dettagliata: era tutto descritto e stabilito molto bene, anche se qualche volta Cappuccio e Solfrizzi decidevano qualche piccola modifica in corsa. Credo che si tratti di un bell’esempio di commedia a tutto tondo, raffinata, mai volgare, e potenzialmente godibile a vari livelli: uno di divertimento esplicito e un altro, più o meno subliminale, che rivela un’ineluttabile amarezza di fondo, uno specchio dei nostri tempi.
Ho trovato divertente il fatto che, alla fine della sua movimentata vicenda che lo porta prima a Roma e poi in America, il protagonista non si lasci sopraffare dalla tentazione di rincorrere ancora il suo sogno, ma decida di tornare in paese dai suoi amici decisamente maturato, dopo avere compiuto dei passi avanti come uomo. Di conseguenza, anche i suoi amici maturano con lui: arriva finalmente per tutti una sorta di presa di distanza dal mondo da copertina di rotocalco che tutti loro hanno sempre sognato; si intuisce che da allora in poi saranno pronti a suonare per il puro piacere di farlo, e non necessariamente per l’ambizione del successo ad ogni costo.

Il trio anni Ottanta Cicala, Ciola e Corrente

lunedì 29 novembre 2010

Le riprese sono (quasi) finite!

Gian Filippo Corticelli, Eugenio Cappuccio e Pietro
Le riprese sono finite, restano dei fegatelli, come si suol dire in gergo cine-norcino, cioè pezzetti, frattaglie da girare, che si realizzano a fine film o a montaggio avanzato e che concludono la pietanza. Un foglio su una porta con un messaggio, una bottiglia di profumo che prende fuoco, dettagli...
Poi ci sono anche dei filetti, uno sfondo da girare negli Stati Uniti da mettere in cromakey dietro i vetri di una vettura, un paesaggio romantico da sistemare dietro Solfrizzi e Belèn. Ma il grosso, il vitello grasso, è ormai stato ucciso e i cuochi del montaggio lo stanno preparando per il forno.
Scrivo questo post con la sensazione del navigatore che torna a terra dopo mesi, ed un certo senso di mal di terra inevitabilmente mi assale. Sento ancora le oscillazioni e tensioni delle onde che mandano avanti la barca-film. Il lavoro va avanti, ma adesso si tratta di organizzare e montare le cose ammucchiate nei magazzini del porto, perchè il nuovo battello che verrà varato sia in grado di vincere l'ultima e più importante traversata, quella verso il pubblico.
Ringrazio tutti per l'aiuto e l'equipaggio che con protervia e professionalità marinare hanno condotto la barca sin qua.
Vado a farmi una frittura a questo punto, mi è venuta fame... peccato non essere a Savelletri!

P.S.
Di volta in volta vi segnalerò dei siti che parlano del film che mi sono piaciuti.

A prestissimo e seguiteci, che l'avventura è appena cominciata!
Intanto però voglio pubblicare delle foto di mio figlio Pietro che è venuto a darmi qualche consiglio mentre giravo a Savelletri, scattate dal nostro bravo fotografo di scena Andrea Catoni.
Ricordo a tutti anche il mio sito che tra un po' si riempirà di contenuti su questo film:

Cap

Gian Filippo Corticelli, Pietro e Paola Rota

martedì 16 novembre 2010

Girevole notte...


Ieri notte abbiamo girato l'arrivo di Talita ubriaca con il suo codazzo di nottambuli che la segue e una folla di fotografi tenuti a bada dalle transenne la investe di flash. "Rifaremo" la scena in postproduzione perché con queste macchine (Canon D7) la scansione fa vedere mezzo fotogramma illuminato e il resto no, limiti dell'elettronica...
Piero Cicala, sbronzo e con la sigaretta appesa al labbro, la guarda, schiacciato sul muro accanto alla porta di cristallo girevole, ospite dell'hotel e dunque al di là delle transenne, come un naufrago divertito dalla caciara. Stravolto dalla prova data a "I Migliori Anni", dove ha ricantato "Io, te e il mare".
Una delle guardie del corpo di Talita Cortès, un ragazzo cubano atletico, nota Cicala, teme che sia un disturbatore e quando vede che Piero sta anticipando l'ingresso di Talita nel rondò dell'Exedra, lo placca; ne nasce quasi una colluttazione. Talita se ne accorge: dentro le porte girevoli vede Piero, Pero, come lo chiama lei... allora riesce, ride, gli si butta addosso, cadono per terra, Cicala incredulo e ruzzolante non capisce più niente... lei si rialza, gli dice che lo ha visto in TV, che è stato bravissimo e gli stampa un bacio in bocca che raccoglie una raffica "gossipara" di flash... Cicala sempre più stordito è come un fasello tra le onde dell'Oceano Cortès!
Una scena MOLTO articolata!
Ciao, a presto. Cap

Talita Cortès (Bélen Rodriguez) e Piero Cicala (Emilio Solfrizzi)

mercoledì 10 novembre 2010

Girare al chiuso


Mi piace girare all'aperto. Lo confesso.
Mi piace la linea di fuga, il paesaggio che contiene uomini, cose, natura. Vasto, senza angoli e blocchi. Nubi, mare, sabbia, vento. La macchina da presa si muove con un senso di "gloria".
La luce determina col suo corso naturale un atteggiamento sano nei confronti della storia, il sole nasce, sale, punta lo zenit, si muove, cala, sparisce, l'allegoria della vita che rappresenta s’impressiona nei supporti che registrano, nelle voci, nelle ombre che mutano naturalmente, negli occhi di tutti, davanti e dietro la macchina fotografica da presa.
Ora siamo a Roma.
Giriamo all'interno dell'Hotel Exedra, che con grande cordialità ci sta ospitando in questi giorni per raccontare tutta la parte del passaggio di Piero Cicala per le lussuose camere e i suntuosi ambienti di un mondo che non conosce più, remoto, misterioso quasi, premio per la sua accettazione della sfida canora, dopo trent'anni di silenzio.
Ed io con lui e la mia troupe all'interno di quelle pareti antiche, mirabilmente eleganti e piene di stucchi, calde luci che s’innalzano e spandono su marmi, ori, in un fiorire di forme liberty, di neoclassiche fughe.
Dalle finestre delle camere e dei corridoi in cui Bélen ed Emilio si seguono, inseguono, conoscono e scrutano, filtra incessante il respiro della metropoli, e la pioggia batte le distese di vetture in coda che da quassù ci sembrano ancora più insensate galere.
Mi piace girare all'aperto, ma sento che qua dentro si sta formando il cuore del film. 
L'Exedra: è interessante leggere cosa dice Wikipedia al termine "esedra":

In architettura, un'esedra è un incavo semicircolare, sovrastato da una semicupola, posto spesso sulla facciata di un palazzo (ma usato come apertura in una parete interna).
Il significato greco originale (un sedile all'esterno della porta) afferiva a una stanza che si apre su un portico, circondata tutt'intorno da banchi di pietra alti e ricurvi: un ambiente aperto destinato a luogo di ritrovo e conversazione filosofica. Un'esedra può anche risaltare da uno spazio vuoto ricurvo in un colonnato, magari con una sede semicircolare.
L'esedra fu adottata dai Romani, per poi affermarsi in epoche storiche successive (a partire dall'architettura romanica e da quella bizantina).

Ambiente aperto destinato a luogo di ritrovo e conversazione filosofica... non so se i nostri protagonisti parleranno proprio di filosofia... no, non credo, ma certamente ben calza l'esedra con l'idea di un luogo di ritrovo e incontro, e di confronto e conoscenza, i momenti in cui Talita (Bélen) e Piero (Solfrizzi) impattano vicendevolmente nel mondo e il destino che si portano dietro.
E allora quest’auspicio e coincidenza mi consola per il lavoro al chiuso, e spero che la circolarità del senso che nella storia in questa fase sto cercando di raggiungere, qui ci sorrida alla sesta settimana di lavorazione di questo film.

venerdì 5 novembre 2010

Il primo giorno con Belen Rodriguez

Che dire? È stata una bella giornata! Confesso che ero piuttosto teso, anche se la situazione non mancava di offrire certi spunti che facevano sperare in una sessione di riprese stimolante e assolutamente costruita per coniugare le mie istanze e l'entrata in scena di Bélen Rodriguez.
Siamo sempre a Cinecittà 3, un luogo ideale per lavorare, davanti al "grande verde", un sontuoso green-back contro il quale l'immaginazione può scatenarsi. Il green-back è davvero come lo schermo cinematografico assoluto. È la superficie su cui proiettare l'immaginabile e con la magia dell'intarsio proporre nuovi mondi, e nuovi modi di fare cinema.
Non è sicuramente una cosa nuova, ma è nuovo di sicuro il livello dei risultati che la tecnica di ripresa digitale ad alta definizione è in grado di trarre da quella sovrapposizione di realtà reale, gli oggetti ripresi davanti al "verde", e realtà virtuale, ciò che riempirà il "vuoto" verde, dando illusione e contemporaneamente senso a quanto messo in scena senza fondale, realtà tangibile, cose, materia.
Siamo nel regno dell'immateriale e, paradosso, in quell'immateriale ho fatto muovere Bélen, con la sua presenza prorompente.
Abbiamo girato uno spot di un profumo. Un profumo inventato per il nostro film, dal nome forse scontato "Talita's Secret". Il segreto di Talita, il personaggio dell'icona mondiale multimediale che Bélen incarna in questo film, a Roma, appunto, per presentare il prodotto. È un filmato che vedremo sparso nel film, nei televisori che incroceremo e che rimanderanno la bellezza della sua "testimonial" e la singolarità dell'ambientazione. La bella testimonial è naturalmente Bélen, la singolarità dell'ambientazione è data da un mondo di fuoco e magma nel quale la donna si muove, passando attraverso una serie di monoliti pronti a emanare la loro magia, fino all'eruzione di un profumo, il Talita's Secret appunto.
Bélen è stata perfetta in quei suoi viaggi attraverso le quinte di pietra, fino all'ultimo monolite che, toccato dalle sue mani, rimanderà in un lampo la produzione del profumo. Si muove come una splendida onda tra le lastre nere nel suo vestito color oro e con un trucco ed acconciatura ipnotici, nei quali prende luce una sorta di fiamma dorata che le parte dal collo fino a infrangersi nel movimento fortissimo dei capelli.
Bélen in questo film la vedrete come mai l'avete vista prima. E sarà un grandissimo valore aggiunto, credo!

Bélen Rodriguez con Eugenio Cappuccio


martedì 2 novembre 2010

Iaia Forte talks

Iaia Forte con Eugenio Cappuccio
Qualche settimana fa sono partita da Savelletri di Fasano (Brindisi), dove ho finito di girare le mie scene, per approdare a Milano, dove mi aspetta il teatro... che dispiacere! Sono stati giorni bellissimi.
Eugenio Cappuccio è un regista fantastico, con un'attenzione agli attori che raramente ho incontrato. Il set è il suo ambiente naturale, come la sua autorità che non ha bisogno di esercitare con imposizioni ed atteggiamenti, perchè gli deriva dal calore e dalla sicurezza che comunica alla troupe e agli attori.

Iaia Forte con Fabrizio Buompastore
e Salvatore Marino

Poi la luce e la gente della Puglia, che mi ricordano la "Grecia" che è in tutti noi... c'è qualcosa di arcaico e dolce in quella terra che mi innamora. E la troupe, dove non si respirava nevrosi (come spesso succede...), ma che sembrava respirare il film insieme agli attori e al regista. Ed Antonio Avati, con la sua grazia e sapienza produttiva, che discretamente sovrintendeva il tutto.
Devo dire che mi sono divertita molto anche con gli altri attori. Solfrizzi, che nel film è mio marito, attore fantastico e futuro pilota (ha guidato una Miura gialla per esigenze di set, e io sono morta di paura per come correva!), Totò Onnis, Fabrizio Buompastore, Azzurra Martino, il mio adorato Gaetano D'amore, tutti perfetti nei ruoli e tutti capaci di disegnare personaggi vivi. Avrei voluto che fosse una serie televisiva di 86 puntate per non partire più!!!
Ciao a tutti, Iaia

venerdì 29 ottobre 2010

Emilio Solfrizzi canta e balla

Cristina Bravini (direttore di produzione)
Siamo dunque arrivati a Roma. Curiosa sensazione. Qui ho casa, vivo da anni. Eppure c'è una strana distanza in queste prime ore di ritorno. Come di scollamento. Credo sia normale. Le riprese ricominciano qui, già sono ricominciate, per raccontare l'approdo di Piero Cicala nel caos metropolitano che stride in maniera così forte con la quiete delle risacche pugliesi.
Alessio Bastianelli
(ass. operatore focus)
Ieri è stata una giornata interessantissima: abbiamo girato a Cinecittà 3, una bellissima realtà produttiva in piena campagna tra Capannelle e Cinecittà. Abbiamo provato una scena importantissima: la ricostruzione della trasmissione "I migliori anni", dove Cicala approda invitato da Carlo Conti. Ed il carissimo Carlo era con noi a reinterpretare la sua trasmissione di successo con Solfrizzi-Cicala, davanti ad un enorme cromakey verde, nel quale intarsieremo su fondi già girati nella vera trasmissione i nostri attori. Emilio se l'è cavata benissimo, ha cantato e ballato; Conti una forza della natura, è un piacere vedere che capacità ha di fluidificare, movimentare il materiale dello show, una lezione di tempismo. La troupe era divertitissima e le belle canzoni suonate in playback ci hanno regalato un pomeriggio di lavoro faticoso, ma anche leggero. Una buona giornata insomma.
Daniele Petruccioli (gruppista) e
Roberto Dragone (segretario di produzione)
Ho una troupe speciale, ogni ora che passa ne ho conferma.
Sono certo che Roma sia molto importante per dare la sensazione che per Piero Cicala le strade siano ancora tutte aperte. Qui il suo incontro con Talita Cortès, la catalizzatrice iconica, la bellissima star di passaggio, apre scenari di tale verità e sorpresa che credo ci divertiranno molto.
Seguiteci sempre. A presto, Cap



Emilio Solfrizzi


 

giovedì 28 ottobre 2010

Dalla Puglia a Roma con amore e musica

Salvatore Marino, Emilio Solfrizzi, Gaetano D'Amore

Iaia Forte
Rieccoci qua cari amici!
Il cinema è così, a un certo punto diventa un fiume in piena e ti tocca navigarlo con la massima attenzione... il tempo, nostro assoluto padrone, decide cosa, come e chi, e c'è una sola che conta, finire il programma scritto sull'ordine del giorno, il resto passa in secondo piano.
Ma ora cerco di recuperare con un breve racconto di come sono andate le cose fino ad oggi. A parte qualche giornata di pioggia che ci ha snervato oltremodo, è andato tutto bene.
Fabrizio Buompastore, Iaia Forte,
Emilio Solfrizzi
Alla fine della terza settimana abbiamo comunque lasciato a malincuore la Puglia. Siamo stati accolti e assistiti in maniera straordinaria. Da tutti, in primis la popolazione di Savelletri, poi la Film Commission pugliese, le istituzioni di Fasano.
È stato un momento bello sia umanamente che artisticamente. Il film credo se ne avvantaggerà molto di quella partenza, di quella vicinanza al realismo dei luoghi, delle voci, delle facce. Ho coinvolto tantissimi abitanti e cercato di far entrare nella vicenda e nel tessuto narrativo i suoni e le luci di quella umanità, dai connotati così peculiari, dalla lingua tanto umana e vicina allo spirito del film. Sarò sempre grato a quella gente, a quel mare, a quella terra.
Emilio Solfrizzi credo abbia davvero fatto moltissimo; il riconoscimento quotidiano, l'affetto e gli sguardi di tutti credo siano stati propulsivi per una sua interpretazione del personaggio davvero importante. 

Azzurra Martino, Totò Onnis
Gianni Colajemma
E anche tutti gli altri attori (Iaia Forte, Totò Onnis, Fabrizio Buompastore, Gaetano D'amore, Salvatore Marino, Gianni Colajemma, Azzurra Martino) penso abbiano vissuto momenti particolarmente felici e dai primi sguardi al montaggio, che è già iniziato, mi sembra il materiale confermi questa sensazione. Ve ne parlerò con maggiore dovizia quando, sprofondando nel crogiuolo dell'editing digitale, vi racconterò come nasce davvero il film e quali strade meravigliose si possano intraprendere in quella sede, lo specifico dell'opera filmica senza alcuna ombra di dubbio.


Nico Cirasola, Totò Onnis, Manuela Morabito









martedì 12 ottobre 2010

Una bella scoperta

Gaetano D'Amore
Gaetano D'Amore, pugliese, 18 anni, è un attore naturale. Qualcuno definisce questo genere di persona "attore nato". Per quanto approssimativa come tutte le definizioni, preferisco la prima.
Ho incontrato Gaetano ad un casting-call organizzato dal bravo Lello Petrone, talent-scout e organizzatore di produzione pugliese che qui ha una conoscenza capillare delle risorse umane.
Cercavo l'interprete per il personaggio di Vincenzo Corrente, il figlio di uno dei parolieri di Io te e il mare (il successo che Piero Cicala, e i suoi amici Corrente e Ciola appunto, sfornarono all'inizio degli anni '80 vendendo quasi un milione di copie del disco), che lavora nel ristorante dove Piero fa il cuoco.
Vincenzo sogna di diventare anche lui, un giorno, un cantante e vede in Piero, reduce del successo passato, una sorta di mito, un eroe... seppur alla deriva in quel borgo di pescatori dove ha ripiegato per una vita senza pretese e tutta al presente.
Gaetano è pizzaiolo nella vita, ma ha fatto un provino straordinario. E l'ho ingaggiato. Il suo compito nel ristorante, infatti, è fare le pizze, e le fa davvero bene. Poche volte mi è capitato di trovarmi davanti a tale capacità di interpretazione senza scuola dietro, senza sovrastruttura, assolutamente un dono fantastico questo che ha il giovane D'Amore. La sua capacità espressiva e la naturalezza che lo caratterizzano in dialoghi anche molto complessi, me lo fanno avvicinare, senza timore di esagerare, a certi nuovi talenti del giovane cinema americano.
Cappuccio pensoso
Sono molto contento di questa scoperta e del suo impiego nel film, i suoi dialoghi con Solfrizzi sono davvero merce rara per la verosimiglianza della storia. E vedo che Emilio si diverte molto con questo ragazzo di talento.
Oggi ha girato una bella sequenza. Vincenzo va a casa di Piero (Solfrizzi) per imparare a suonare, quasi in clandestinità, la chitarra. Piero gli dà dritte tecniche, ma soprattutto di vita. Vincenzo con la sua bellissima faccia da schiaffi trasuda una schiettezza e dolcezza davvero notevoli, il suo affetto per Piero scalda tantissimo la vicenda del film, e i suoi sogni credo possano coinvolgere nell'identificazione di una bella parte di pubblico giovane. Lo spero almeno.
A domani!
Cap

lunedì 11 ottobre 2010

Che giornata ragazzi!!!

il ristorante sotto il grecale
Oggi ho davvero pensato che non sarei stato in grado di finire il programma.
Una scena piuttosto complicata del film, con sessanta persone sul set, nel ristorante, a guardare la tv, a seguire uno show televisivo, a interagire tra loro, interagire con le ondate di umore della trasmissione tv, a raccontarci dinamiche, battute, conflitti, speranze, ruggini, sorprese, buffagini, insomma un mondo all'interno di un solo ambiente, a otto metri dalle onde furibonde di questa notte di grecale che ha portato vento e pioggia tutto il giorno e che mi ha costretto, per evitare problemi col sonoro della presa diretta, a chiedere di foderare il tetto del ristorantino con della gommapiuma!

Eugenio Cappuccio (foto di Andrea Catoni)

Il produttore deve aver giustamente pensato: questo è matto... La gomma ha funzionato, e anche tutta la macchina. E forse un po' matto lo sono...
Non so neppure io come sono riuscito a chiudere questa scena, per la quale ci sarebbero voluti due giorni, credo. O forse no?
Non si può mai dire col cinema, dipende dal punto di vista, da come sai, puoi, e vuoi raccontare. Puoi metterci un giorno a girare due inquadrature e un'ora per farne cinque, dipende... campi magnetici.
È così.
A domani, Cap

sabato 9 ottobre 2010

Meteo e cinema

Emilio Solfrizzi e Fabrizio Buompastore
Una settimana si è quasi conclusa. La prima di otto al termine delle quali si potrà dire che una fase del film è davvero terminata. Una settimana di avvio, di rodaggio, di incontri, anche confronti accesi, capire chi, cosa, dove, come. Il cinema è così. Una specie di vita concentrata, in un laboratorio che è il set, e che dà forma ai mattoni del film, processo iniziale, non definitivo ma fondamentale per capire che stai facendo, che film devi, puoi, fare. Per me è affascinante, stancante, strano.
Se devo essere sincero, alle riprese preferisco il montaggio, forse come approdo, recupero delle forze, confronto con la trama vera, il momento della resa dei conti sostanziale. L'intimità di una placenta dove tutto o quasi tutto è possibile, per rinascere sorprendentemente nuovo, inaspettato.
Emilio è un grande attore, sente questo personaggio di Piero Cicala in una maniera quasi dolorosa, nonostante sia una commedia umana, ma forse proprio per questo. E il risultato mi pare stia lentamente palesandosi, in una interpretazione davvero meravigliosa. Oggi ha girato una scena davvero notevole, con Fabrizio Buompastore che se l'è cavata benissimo pur dovendosela giocare con un fuoriclasse come Emilio. I due mi pare abbianto trasmesso le emozioni importanti che la scena racchiudeva davvero in maniera straordinaria.
Iaia Forte con Sandro Fabriani (capo
squadra macchinisti) ed Eugenio Cappuccio
Anche gli altri attori mi sembrano tutti al loro posto, al loro personaggio, al loro destino di elementi che compongono la vicenda.
Iaia Forte è una forza della natura, con le sue lunari e carnali vibrazioni mi ricorda la metafisica seduzione di certe pitture pompeiane, i suoi occhi racchiudono un mare di sensazioni diverse, di promesse e fulmini. Un' attrice splendida. Rara.
Oggi Andrea Marrari, il mio aiuto, mi dice che il tempo dei prossimi giorni non prometterà nulla di buono, e siamo anche dentro ad un cover-set che purtroppo abbiamo scoperto, sotto la pioggia, non essere in grado di garantire la ripresa sonora pulita, causa il tetto in alluminio, che trasforma l'interno nella cassa di un tamburello... ci aspettano giorni duri ed umidi. Ma andiamo avanti!

venerdì 8 ottobre 2010

La squadra

A seguirmi nell'avventura di questo film ho i miei usuali collaboratori e molti altri nuovi che ho avuto la fortuna di incontrare grazie alla "factory" Duea, come lo scenografo Giuliano Pannuti, la regista responsabile dell'edizione Mariantonia Avati e le costumiste, Maria Fassari e Stefania Conzaga.
Tra i miei vecchi collaboratori: la fotografia sarà di Gian Filippo Corticelli (e dell'operatore Luigi Andrei), il suono di Mario Iaquone, a curare il reparto trucco e parrucche, settore "strategico" di questo film, ci sarà lo straorinario staff Rocchetti.

Giuliano Pannuti (scenografo)
e Pasquale Tricoci (arredatore)

Il mio aiuto regista Andrea Marrari, con il quale ho un sodalizio umano e professionale da quasi trent'anni, mi scorta, tra gli altri, verso quella che spero sarà una buona realizzazione di questo film che si girerà in Puglia, a Roma ed in Texas.

Un'importante nota tecnica. Questo film verrà girato interamente con delle macchine fotografiche ad alta definizione in grado di scattare 24 fotogrammi ed oltre, Full Hd, al secondo ed in grado di montare ottiche cinematografiche professionali, l'occhio che fa la diferenza per l'immagine. Eh si, vi parrrà strano ma è così!

Emiliano Topai (ass. operatore focus)
Ormai la pellicola ha fatto il suo tempo, lo dico con nostalgia, ma senza particolari rimpianti; oggi l'immagine digitale rappresenta non tanto il futuro, ma un sonante, ineludibile presente e occorre farci i conti anche nel cinema. All'estero è già qualche anno che la digitalizzazione dei supporti e l'uso di queste tecnologie è norma, da noi si comincia a pensare al cinema digitale da molto meno tempo, ed il nostro sarà il primo lungometraggio "classico" interamente realizzato con la tecnologia delle Canon D7, queste straordinarie camere ad alta definizione che garantiscono una facilità di impiego ed una drastica riduzione dell'illuminotecnica cinematografica, con un notevole guadagno sui tempi di preparazione e realizzazione della scena.

Maria Antonia Avati ai comandi dell'edizione
Insomma, il futuro è tra noi e credo che farà molto bene alla nascita di nuovi stili, linguaggi e storie per il cinema, arte che mai soccomberà, ma che deve necessariamente, ciclicamene passare attraverso trasformazioni importanti, a volte anche dolorose, ma inevitabili.
Cari amici, adesso sapete come è nato questo film. Ovviamente continueremo a raccontarvi step by step, e tutto in diretta dal set: quanto avviene, si sente e si vede su questo set, che mi auguro interessante per voi e per noi. Sono sicuro che non mancheranno le sorprese e il divertimento.