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lunedì 11 aprile 2011

Emilio Solfrizzi racconta Piero Cicala

Un giorno mi ha chiamato il mio agente Gianni Antonangeli per dirmi di raggiungerlo in studio perché voleva farmi incontrare una persona che mi sarebbe piaciuta tanto. Quando sono arrivato, insieme a lui ad aspettarmi c’era Eugenio Cappuccio: vestito di nero, barba incolta, occhi neri e sguardo intelligente e aperto. Avevo molto amato i suoi film precedenti, Il caricatore, Volevo solo dormirle addosso e Uno su due; Eugenio era uno dei registi con cui mi sarebbe piaciuto lavorare da sempre. Quando mi sono seduto mi sono subito augurato di piacergli, che le cose che aveva da dirmi mi piacessero, e che il nostro fosse un incontro bello e costruttivo. Mi ha raccontato un’idea per un film da perfezionare e approfondire, ma il personaggio di Piero Cicala - un ex cantante dimenticato da tutti subito dopo aver avuto trent’anni prima un enorme successo con un solo disco - era già molto affascinante: un protagonista a tutto tondo, uno di quelli che un attore amerebbbe incontrare nella sua carriera.
Tra me ed Eugenio è nata una vera e profonda collaborazione creativa: molte idee, passaggi di copione ed evoluzioni della sceneggiatura sono stati limati da noi due insieme, oltre che ovviamente che dall’ottimo Piersanti; c’è stato un vero confronto, a volte anche aspro e teso, ma sempre sincero, finalizzato per entrambi a proporre il meglio per il film. Siamo due tipi sanguigni con matrici comuni, ma abbiamo subito maturato e conservato grande stima, oltre che un grande affetto reciproco.


Piero Cicala è un personaggio straordinario, con molti vuoti ma non vuoto. Un uomo che “manca” di qualcosa, con molte domande senza risposta e con un profondo senso di inadeguatezza rispetto alla vita. Mi interessava l’idea sorprendente di poter ri-trovare se stessi anche a 60 anni; abbiamo lavorato alla costruzione di un personaggio che doveva rappresentare anche fisicamente il senso del fallimento, portandone su di sé tutti i segni.

 Piero Cicala (Emilio Solfrizzi) con il cuoco Amed (Salvatore Marino) e il pizzaiolo Vincenzo (Gaetano D'Amore)

L'incontro con Belén è stato normalissimo. Credo che Belén abbia interpretato questo lavoro con lo spirito giusto. Aveva una gran voglia di fare bene e si è affidata completamente ad Eugenio permettendogli di lavorare su di lei e sulla recitazione senza rinunciare però a se stessa: ha infatti contribuito attivamente alla costruzione del suo personaggio, non solo scegliendosi il nome beneaugurante di Talita, ma accettando anche di modificare il suo look con una parrucca di capelli molto corti di un colore diverso dal suo (che ne lascia comunque intatto il fascino). Mi parlavano di lei come di una ragazza intelligente e sensibile ed ero certo che si sarebbe messa al servizio del film. Eugenio poi è riuscito a “servirla” al meglio: nel nostro film non c’è Belén, ma Talita.
Anche con gli altri attori mi sono trovato benissimo! Iaia Forte ha costruito molto bene il suo divertente personaggio dell’ex moglie volutamente “sopra le righe”, che ha rinunciato a tutto per stare vicino al suo uomo: è riuscita in pochi giorni a rendere chiarissimi gli stati d’animo di questa donna e i molti “sottotesti” della sceneggiatura. Davvero un’attrice fantastica. Pur essendo pugliese, non avevo mai lavorato con Totò Onnis e Fabrizio Buompastore, pugliesi anch’essi! Siamo stati complici da subito, il che ci ha consentito di alleggerire le fatiche del set con grandi risate oltre che di rivendicare il nostro “orgoglio pugliese” in una troupe di “forestieri”. Siamo amici.

lo stupore di Piero Cicala  (Emilio Solfrizzi)  dopo il cambio di look  per mano del suo amico barbiere (Totò Onnis) &co.

Il nostro produttore Antonio Avati era sempre sul set. Proprio sempre sempre! Ha seguito la lavorazione nei minimi dettagli, credo anche per un fatto affettivo essendo partita da lui l’idea primaria del film.
Mi è sembrato da subito una persona sincera e chiara: ha ammesso di conoscermi poco come attore, ma che invece la sua famiglia è appassionata sostenitrice della serie di Raiuno di cui sono protagonista da tempo, Tutti pazzi per amore, e ogni tanto si scusava di non conoscerne lui i dettagli. Sono molto fiero del rapporto di simpatia e di stima che si è creato tra di noi sin dall’inizio, cresciuto poi man mano che andava avanti la lavorazione.
Vorrei segnalare anche che questo film si è giovato dell’enorme capacità delle nostre maestranze riunite in una troupe tecnica capeggiata dal direttore della fotografia Gian Filippo Corticelli.
Io soprattutto sono molto riconoscente ai reparti di trucco e parrucco che nel film giocano un ruolo di fondamentale importanza: mi hanno consentito di fare al meglio il mio lavoro senza dovermi preoccupare di null’altro. Ho potuto giovarmi dell’incredibile abilità e pazienza di Luigi Rocchetti e di Max Duranti che hanno messo al servizio mio e a del film il loro talento assoluto, invidiato e riconosciuto in tutto il mondo.

Piero Cicala (Emilio Solfrizzi) fa le prove prima dell'ospitata in tv alla trasmissione di Carlo Conti

sabato 9 aprile 2011

Belén Rodríguez racconta Talita Cortès

La scorsa primavera mi era arrivata una proposta dalla DueA e sono andata ad incontrare i produttori Antonio e Pupi Avati, insieme al regista Eugenio Cappuccio. Ho capito subito che si trattava di un’occasione insolita ed interessante: essere coinvolta in un film di qualità e di prestigio rappresenta una conferma per il tuo lavoro e un incentivo ad andare avanti.
Non mi sento ancora un’attrice: capisco che la mia possa essere considerata una scelta azzardata, anche perché come donna sono sempre al centro della "sparatoria" mediatica, ma è un’opportunità che ho colto molto volentieri, così come è avvenuto con la proposta di presentare il Festival di Sanremo.
Ovviamente so che per recitare sono importanti le scuole, e che è giusto prepararsi in modo adeguato. Ma credo anche nella pratica “sul campo”: sono sempre stata un po’ una “spugna” che assimila e incorpora facilmente tutto, cercando di restituirlo al meglio. In questa occasione, è stato determinante non solo studiare bene la parte, e cercare di imparare dai tanti bravissimi attori che recitavano dialoghi lunghi e serrati, ma, soprattutto, fidarmi completamente delle indicazioni e della grande umanità di Eugenio Cappuccio - un regista molto esigente e sensibile, e un ottimo direttore di attori; e dei consigli del mio partner Emilio Solfrizzi - una persona meravigliosa, sia come “uomo di famiglia” pieno di valori, sia come professionista rigoroso in grado di dare tutto sul set.
La "mia" Talita Cortès è una modella superstar sudamericana di enorme successo mediatico, un personaggio-simbolo dello star system volutamente esasperato, sopra le righe: è rimasta un po’ una bambina viziata e capricciosa, ma non credo che rappresenti un modello da seguire, per gran parte della nostra storia.
L’essenza del film sta nella sensazione di essere incompleti, e se Talita a un certo punto si innamora di una persona improbabile, lo fa perché vuole trovare quello che le manca - ad esempio la possiblità di "sbracare"; cosa che a lei, costretta ad apparire sempre perfetta, non è concesso.
Tutti noi in fondo siamo alla ricerca di qualcosa che ci sorprenda, e il titolo del film Se sei così, ti dico sì non descrive uno stato fisico ma interiore: vuol dire che se fai vedere l’anima, alla fine il sì arriva deciso. 




C’è stata una grandissima trasformazione per interpretare Talita, sia interiore che esteriore. Arrivando sul set, ogni mattina entravo nel mondo di Talita, trasformandomi completamente, a partire dall’aspetto fisico - indossando la sua parrucca con i capelli corti a caschetto e scurissimi, e apparendo con un tipo di trucco più marcato: quando mi sono rivista alla prima scena sono rimasta sconvolta!
Per lasciarmi più libera, Eugenio mi ha concesso anche di improvvisare al di là del copione, lasciandomi mescolare all’italiano alcune parole di spagnolo perché erano giustificate per quel tipo di personaggio di ragazza sudamericana giramondo, cui verrebbe spontaneo esprimersi nella sua lingua madre ovunque si trovi.


Col tempo mi affascinerebbe anche misurarmi con qualche ruolo drammatico, ma sono certa che si tratterebbe di un impegno più difficile. Penso che per ora la leggerezza della comicità mi sia più congeniale e naturale.
Non credo, però, che nell’immediato futuro potrò dedicare al cinema l’attenzione e la dedizione necessari, perché non posso e non voglio sottrarre tempo ai miei impegni televisivi: la tv mi piace moltissimo, e vorrei cercare di farla al meglio, riuscendo a trasmettere gioia e buonumore al pubblico a casa, come nei grandi varietà del passato così ben congengati e pieni di talento ad ogni livello. 

Belén in una scena con Emilio Solfrizzi

giovedì 7 aprile 2011

Eugenio Cappuccio: perché ho scelto di fare questo film e perché ho scelto Emilio Solfrizzi e Belen Rodriguez


Siamo partiti da un soggetto di Antonio Avati, che è stato affidato per un primo trattamento allo scrittore Claudio Piersanti (penna che amavo molto già da prima), e prima che intervenissi anch’io alla scrittura della sceneggiatura: in fondo mi è stata offerta nuovamente l’opportunità di confermare l’attenzione costante - che ho avuto anche negli altri miei precedenti film (da Il caricatore in poi, anche se con toni, colori e argomenti diversi) - verso il racconto di un protagonista messo alle strette dalla vita.
È la storia di un uomo messo ad un banco di prova: ho sempre descritto nei miei film uomini al bivio, persone interessanti da raccontare, con i dubbi, i conflitti, gli incontri e gli amori, e - perché no - anche il riso, l'ironia.
Questo film è raccontato in chiave di commedia: sottolinea l’eros diffuso, la paura di sentirsi inadeguati, la voglia di ritentare nuove occasioni; consente considerazioni più o meno serie sul successo e le sue molteplici facce; dà l’opportunità di raccontare l’Italia di oggi, e non solo, analizzando un tema centrale come quello dell'apparire, e poi cosa significa passare attraverso la tv… un sacco di roba, insomma!
Una cosa spero emerga dal confronto con Piero Cicala, il protagonista: il valore della dignità di un piccolo grande uomo che si fa coinvolgere e trascinare, che riaccetta una sfida, e che, nonostante le sue debolezze, non vende l’anima.
La nostra ambizione è stata anche di mettere a confronto due modi di vivere il successo: uno bruciato troppo in fretta, Piero Cicala, e un altro odierno, globale, gossipato e amministrato come una azienda, Talita Cortès (Belén), che nel corso della vicenda diventa rilevante fil rouge del film, come la cantilena legata al suo “lato b”. Il confronto tra i due, condito dalla differenza di età tra il cantante e la superdiva mediatica, è fonte di frequente divertimento e cattiverie!

sul set, il regista Eugenio Cappuccio con Luigi Andrei, operatore alla macchina

Se sei così, ti dico sì è per certi versi la storia di una “assurda mascherata”, resa necessaria dalla società della comunicazione, dello spettacolo: per ripresentarsi sulle scene ove il Moloch televisivo lo pretende, il nostro protagonista sente suo malgrado il bisogno di riassomigliare a Piero Cicala "il cantante" e non a Piero Cicala "'u camarir" (il cameriere); e così accetta di ricostruire la sua vecchia, patetica, immagine del passato; il suo vecchio amico chitarrista, ora barbiere (Totò Onnis), compie un lavoro da mago del trucco, riproponendocelo uguale nell’aspetto a 30 anni prima.
La maschera che Cicala accetta di indossare non è altro che un passaggio verso un ulteriore stato, quello di un uomo che nonostante tutto, nonostante la vita non sia stata con lui particolarmente generosa, né lui con lei; liberandosi nel finale da ridicoli fardelli, riesce a ritrovare un briciolo di voglia di esistere, e dire la sua, a riscattarsi dall’apaticità che viene dalla sconfitta, cantando la sua canzone preferita. Si rende conto che non serve a nulla piangersi addosso, e che è importante, per il tempo che resta, coltivare obiettivi creativi e vitali, morali forse; che l'esperienza è un valore, come i fallimenti superati e compresi. Poi ci pensa il destino a rioffrirti l’occasione: ed è questo il senso della sua avventura con Talita Cortès in America; gli è servita a vincere le sue paure. Ed anche Talita, per certi versi invaghita e stimolata da questo strano “marziano”, ci racconterà con rinnovata sincerità cosa significa essere star oggi.


sul set, Eugenio Cappuccio osserva divertito una scena, dietro Belén



PERCHÉ HO SCELTO BELEN RODRIGUEZ
“Sono qui per imparare”, mi ha detto quando ci siamo visti; intimamente pensai “cosa?!?”. mi sembrava così preparata nella vita, che era la cifra di un’ottima partenza… abbiamo parlato a lungo di noi, ci siamo incuriositi a vicenda, e scoperto che i nostri padri si chiamano tutti e due Gustavo...
Belén è evidentemente un fenomeno classico della società dello spettacolo contemporanea, in cui prevale la cultura del corpo, all’apparenza necessaria: io l’ho trovata una persona intelligente che sa esattamente quello che sta vivendo; ed è soprattutto un’ottima amministratrice del suo successo.
Ha dato luce alla nostra storia perché è una donna luminosa, disponibile, sincera, aperta e attenta: all’inizio erano tutti un po’ preoccupati, perché avrebbe dovuto affrontare una storia piuttosto articolata ed entrare in rapporto con un mattatore come Emilio Solfrizzi; ma lei, invece, è stata ampiamente all’altezza della situazione, si è affidata alla regia e ci ha messo anche del suo.

 il regista Eugenio Cappuccio prepara una scena con Belén


PERCHÉ HO SCELTO EMILIO SOLFRIZZI
Chi altri? Ho sempre avuto l’impressione di essere stati al liceo insieme, in viaggio insieme, a fare danni insieme; di averlo, insomma, non incontrato per la prima volta, semmai ritrovato… E poi credo sia uno degli attori italiani più versatili e simpatici in circolazione: per il mio film si è rivelato unico e insostituibile. Abbiamo costruito insieme molti snodi importanti del film, Emilio tiene al buon risultato in maniera maniacale, io sono come lui e siccome siamo così ci siamo detti sì…
E poi è pugliese: poche cose mi fanno ridere e affascinano come il suo dialetto, la gestualità, la filosofia di quella gente, la bellezza della Puglia… che per certi versi è una California italiana.
Quando è in scena, Emilio ha un ‘piano d'ascolto’ fantastico, non ‘fa le facce’, è una grande maschera cinematografica, potrebbe essere Pulcinella o Pantalone; mi fa pensare a Paganini, non so perché. 


Eugenio Cappuccio prepara una scena di massa

martedì 29 marzo 2011

Iaia Forte racconta Marta

Marta è la moglie del protagonista Piero Cicala (Emilio Solfrizzi), la proprietaria del ristorante pugliese in cui lui lavora: un’ex cantante neomelodica napoletana che ha lasciato la professione per seguire suo marito, continuando con incessanti recriminazioni ad imputare a lui questa scelta.
È un personaggio molto bello perché tragicomico: è lei il vero “uomo di casa”, la capofamiglia, una donna energica e in qualche modo anche violenta che governa tutto e tutti, a cominciare dal suo uomo deluso, bevitore e leggermente depresso, che si dimostrerà capace di riaccogliere con amore dopo la sua incredibile avventura romana e americana, ritrovando con lui un rapporto finalmente pacificato.
In questo film abbiamo avuto la fortuna di interagire con una splendida “scuola pugliese” di attori, spesso di origine teatrale, in grado di “passare la palla” molto bene in scena; e quella anche di trovarci in un luogo splendido come Savelletri, dove il rapporto con il set si è rivelato molto piacevole, anche perché si mangiava benissimo.

In teatro recito quasi sempre testi e personaggi molto tragici. Al cinema, invece, mi piace “giocare” su altre corde: in genere mi sento a mio agio con le persone che mi corrispondono, e in questa occasione abbiamo trovato subito la dimensione giusta per rapportarci sia con Cappuccio sia con Solfrizzi; ho sentito con loro una corrispondenza non solo anagrafica, ma anche nel modo di percepire il nostro lavoro. Emilio Solfrizzi è un interprete finissimo: è stato facile “giocare” con lui in scena, sia per quanto riguarda la dimensione comica, sia per quella più drammatica e violenta. Eugenio Cappuccio si è formato come me, frequentando il Centro Sperimentale di Cinematografia, ma in anni diversi: ci conoscevamo da tempo, ma non avevamo mai lavorato insieme. Il set è l’elemento naturale di Eugenio, quello che gli è più affine: è un regista autorevole ma caldo; ha uno sguardo molto attento sugli attori; è molto interessato al lavoro sulla recitazione, e per un interprete è facile abbandonarsi con fiducia alla sua direzione.

lunedì 28 marzo 2011

Totò Onnis racconta Gianni Ciola

Interpreto Gianni Ciola, che ai nostri giorni è il barbiere del paese ed è il migliore amico del protagonista Piero Cicala (Emilio Solfrizzi): è una sorta di Frank Zappa di provincia coi baffoni, con la costante fissazione per la musica “metallica”, e il costante rimpianto dei bei tempi, quando c’erano i magnifici C.C.C. (Cicala, Ciola e la buonanima di Vito Corrente). Nel momento dell’improvvisa possibile rinascita artistica di Piero, Gianni intuirà le potenziali premesse per la propria neocarriera al suo seguito: lo spronerà con entusiasmo ad accettare l’invito al programma tv di vecchie glorie I migliori anni; grazie alla propria abilità di parrucchiere, sarà l’artefice del nuovo look ricco di extension e tinture destinato a caratterizzare il Cicala rinato…

La sceneggiatura del film era molto dettagliata: era tutto descritto e stabilito molto bene, anche se qualche volta Cappuccio e Solfrizzi decidevano qualche piccola modifica in corsa. Credo che si tratti di un bell’esempio di commedia a tutto tondo, raffinata, mai volgare, e potenzialmente godibile a vari livelli: uno di divertimento esplicito e un altro, più o meno subliminale, che rivela un’ineluttabile amarezza di fondo, uno specchio dei nostri tempi.
Ho trovato divertente il fatto che, alla fine della sua movimentata vicenda che lo porta prima a Roma e poi in America, il protagonista non si lasci sopraffare dalla tentazione di rincorrere ancora il suo sogno, ma decida di tornare in paese dai suoi amici decisamente maturato, dopo avere compiuto dei passi avanti come uomo. Di conseguenza, anche i suoi amici maturano con lui: arriva finalmente per tutti una sorta di presa di distanza dal mondo da copertina di rotocalco che tutti loro hanno sempre sognato; si intuisce che da allora in poi saranno pronti a suonare per il puro piacere di farlo, e non necessariamente per l’ambizione del successo ad ogni costo.

Il trio anni Ottanta Cicala, Ciola e Corrente

sabato 26 marzo 2011

Roberto De Francesco racconta Gustavo Bacelli

Il personaggio che interpreto, Gustavo Bacelli, è un giornalista specializzato in gossip e cronaca rosa e, come molti personaggi di questo genere di questi anni, usa nel suo mestiere molta perfidia e molta melensaggine: la prova di identità di persone simili è quella di occuparsi minuziosamente del nulla, per avere la prova di esistere.
Gustavo è una sorta di biografo al contrario che segue ovunque Talita (Belén Rodríguez), con una perizia maniacale da segugio: la provoca, la “sfotte”, la perseguita con domande insinuanti sui segreti della sua vita privata. Ma se da un lato critica e stigmatizza la condotta e le scelte della ragazza, dall'altro vive per lei e grazie a lei. Essendo lui un personaggio fastidioso che le sbuca davanti dovunque vada, Talita ha nei suoi confronti un atteggiamento di insofferenza ma anche di acquiescenza, perché comunque in qualche modo lui le serve, e fa il gioco della costruzione della sua identità di icona.
Nel costruire il personaggio con Eugenio Cappuccio, avevamo pensato di guardarlo con "serio divertimento", senza farlo diventare una macchietta: io l’ho considerato sempre con una certa simpatia, convinto che non fosse il caso di descriverlo nel suo cinismo bieco. Ho cercato di affrontarlo privilegiando il sorriso, sapendo che avrei dovuto muovermi all’interno di una commedia che ambisce ad essere sofisticata.
Eugenio è un grande regista di commedia, con un suo sguardo originale ed uno stile di costruzione dei film molto personale: in questa occasione, credo abbia privilegiato un certo deglutire amaro, uno sguardo di malinconia e un po’ di quella sana cattiveria che è in linea con la tradizione della nostra migliore commedia di costume. 





giovedì 24 marzo 2011

La cara, vecchia pellicola e l'emozione del digitale ad alta definizione

Eccoci qua. La lavorazione del film è quasi finita. Che cosa manca?
Non manca nulla perchè in questo momento Filippo Corticelli è impegnato come un sommergibilista che punta l'obiettivo a dare giusta forma ai colori del film e spremere al meglio dal supporto digitale l'immagine che andrà su pellicola.
E non manca la collaborazione di quanti stanno lavorando alacremente per riuscire nell'obiettivo dell'uscita del 15 aprile con gli amici di Medusa.
Sì, perchè ancora bisogna andare su pellicola, nonostante il film sia girato in elettronica ad alta definizione, nonostante il film sia un "file". Un processo complesso e delicato.
I cinema sono ancora attrezzati con i proiettori analogici, quelli identici ai magnifici scatoloni fumosi e bollenti, affascinantissimi, ai quali abbiamo legato il crescere del nostro immaginario, la cabina di proiezione.  il proiezionista...

  la "cabina" ieri/oggi

Macchine centenarie che presto lasceranno il posto ai meno emozionanti proiettori digitali ad alta definizione, che consumano meno, non fanno rumore, fumo, traggono i dati da uno scatolotto nero sigillato e comandato da un barcode, il DCP, programmato da un computer che ne tutela anche la inviolabilità, l'orario di proiezione...

proiettore Digital Cinema

Insomma, il film girato ha ancora il diritto-dovere di finire su celluloide per tutti quegli spazi, ancora numerosi, dove la tecnologia ancora non ha soppiantato il vecchio sistema. Ma il destino di quel processo è segnato.

  la "cabina" oggi/domani

Una volta corretto il colore dunque, il file-film viene "recordato" e scannerizzato per produrre un negativo, e da quello le copie per le sale analogiche, e se vogliamo così sancirne la quasi immortalità fisica. Contemporaneamente però per quei cinema forniti di Proiezione Cinema Digitale, il film finisce nello scatolotto nero e prenderà la sua strada per gli scenari che ho descritto. È meglio, è peggio, giusto, ingiusto. Non lo so, so solo che non è soltanto il futuro.
Il futuro è già presente e con questo film abbiamo davvero molto osato, provocato, sollecitato. Come ogni impresa unica, e che dà inizio ad un nuovo protocollo, le sorprese, le paure e anche le grandi soddisfazioni, non finiscono mai. Il tempo ti rincorre, come la necessità step by step di "surfare" i nuovi processi di produzione e postproduzione, inventandoti soluzioni mai applicate, scoprire escamotages.

canon D7 con trasmettitori

Girare con queste macchine fotografiche attrezzate come sapete, i "droni", come li battezzò la notte prima delle riprese del film lo stesso Corticelli tanto preoccupato quanto, da gran marinaio, eccitato all'idea di essere dei pionieri, non è stata un'impresa facile, e neppure tutta la postproduzione, con le sue novità tecniche e tecnologiche provocate dal nuovo sistema. Ma una cosa è certa: senza battere ciglio lo rifarei. La fotografia e la pasta di questo film me ne danno ragione credo... a voi giudicare quando lo vedrete.


Voglio ricordare che prima di questo ultimo passaggio, il materiale in alta definizione subisce la "color correction" presso i laboratori di CinecittàDigital e quindi il processo continua nel dipartimento Sviluppo e Stampa, dove si cura la realizzazione delle copie analogiche, le più familiari "pizze".

Cinecittà Digital

Ho passato due impegnative ma fantastiche settimane con gli amici della Fonoroma per il mix audio del film.

Fonoroma

Cioè il lavoro di messa insieme, equilibratura, definizione di tutte le componenti della colonna sonora, presa diretta (le voci degli attori), gli effetti (tutti i rumori che vengono enfatizzati e ricostruiti dal rumorista) e naturalmente le musiche.
In questa struttura storica, la Fonoroma appunto, sono nati film importantissimi.


Nella foto che vedete si esprime il meglio delle facce stanche dopo due settimane di sala mix! Ma anche soddisfatte per la fine del lavoro e la sensazione di aver fatto il massimo per il film, per dargli suono, voce, musica, colore acustico emozionante, reale, o fantastico che sia, per dare al film le ali.
Alla Fonoroma si dà forma e sostanza alla parte ultima del film, dal montaggio alla masterizzazione del suono definitivo del film, al doppiaggio. Là si respira, ancora, cinema, nonostante oramai la percentuale del "lavorato" sia a stragrande vantaggio della produzone televisiva, ma tant'è. Quando alla Fonoroma "entra" in lavorazione il film, e parliamo di film per il cinema, senti un'altra vibrazione attorno a te, senti la voglia di fare e dare al massimo che caratterizza il personale di questa storica cooperativa che ha fatto la storia dell'intrattenimento cinematografrico italiano. Vorrei ringraziarli tutti per quanto hanno fatto e fanno, a Cinecittà, alla Fonoroma, per questo film, e la lista sarebbe lunghissima.
Ci sentiamo prestissimo!
Cap

lunedì 29 novembre 2010

Le riprese sono (quasi) finite!

Gian Filippo Corticelli, Eugenio Cappuccio e Pietro
Le riprese sono finite, restano dei fegatelli, come si suol dire in gergo cine-norcino, cioè pezzetti, frattaglie da girare, che si realizzano a fine film o a montaggio avanzato e che concludono la pietanza. Un foglio su una porta con un messaggio, una bottiglia di profumo che prende fuoco, dettagli...
Poi ci sono anche dei filetti, uno sfondo da girare negli Stati Uniti da mettere in cromakey dietro i vetri di una vettura, un paesaggio romantico da sistemare dietro Solfrizzi e Belèn. Ma il grosso, il vitello grasso, è ormai stato ucciso e i cuochi del montaggio lo stanno preparando per il forno.
Scrivo questo post con la sensazione del navigatore che torna a terra dopo mesi, ed un certo senso di mal di terra inevitabilmente mi assale. Sento ancora le oscillazioni e tensioni delle onde che mandano avanti la barca-film. Il lavoro va avanti, ma adesso si tratta di organizzare e montare le cose ammucchiate nei magazzini del porto, perchè il nuovo battello che verrà varato sia in grado di vincere l'ultima e più importante traversata, quella verso il pubblico.
Ringrazio tutti per l'aiuto e l'equipaggio che con protervia e professionalità marinare hanno condotto la barca sin qua.
Vado a farmi una frittura a questo punto, mi è venuta fame... peccato non essere a Savelletri!

P.S.
Di volta in volta vi segnalerò dei siti che parlano del film che mi sono piaciuti.

A prestissimo e seguiteci, che l'avventura è appena cominciata!
Intanto però voglio pubblicare delle foto di mio figlio Pietro che è venuto a darmi qualche consiglio mentre giravo a Savelletri, scattate dal nostro bravo fotografo di scena Andrea Catoni.
Ricordo a tutti anche il mio sito che tra un po' si riempirà di contenuti su questo film:

Cap

Gian Filippo Corticelli, Pietro e Paola Rota

martedì 16 novembre 2010

Girevole notte...


Ieri notte abbiamo girato l'arrivo di Talita ubriaca con il suo codazzo di nottambuli che la segue e una folla di fotografi tenuti a bada dalle transenne la investe di flash. "Rifaremo" la scena in postproduzione perché con queste macchine (Canon D7) la scansione fa vedere mezzo fotogramma illuminato e il resto no, limiti dell'elettronica...
Piero Cicala, sbronzo e con la sigaretta appesa al labbro, la guarda, schiacciato sul muro accanto alla porta di cristallo girevole, ospite dell'hotel e dunque al di là delle transenne, come un naufrago divertito dalla caciara. Stravolto dalla prova data a "I Migliori Anni", dove ha ricantato "Io, te e il mare".
Una delle guardie del corpo di Talita Cortès, un ragazzo cubano atletico, nota Cicala, teme che sia un disturbatore e quando vede che Piero sta anticipando l'ingresso di Talita nel rondò dell'Exedra, lo placca; ne nasce quasi una colluttazione. Talita se ne accorge: dentro le porte girevoli vede Piero, Pero, come lo chiama lei... allora riesce, ride, gli si butta addosso, cadono per terra, Cicala incredulo e ruzzolante non capisce più niente... lei si rialza, gli dice che lo ha visto in TV, che è stato bravissimo e gli stampa un bacio in bocca che raccoglie una raffica "gossipara" di flash... Cicala sempre più stordito è come un fasello tra le onde dell'Oceano Cortès!
Una scena MOLTO articolata!
Ciao, a presto. Cap

Talita Cortès (Bélen Rodriguez) e Piero Cicala (Emilio Solfrizzi)

mercoledì 10 novembre 2010

Girare al chiuso


Mi piace girare all'aperto. Lo confesso.
Mi piace la linea di fuga, il paesaggio che contiene uomini, cose, natura. Vasto, senza angoli e blocchi. Nubi, mare, sabbia, vento. La macchina da presa si muove con un senso di "gloria".
La luce determina col suo corso naturale un atteggiamento sano nei confronti della storia, il sole nasce, sale, punta lo zenit, si muove, cala, sparisce, l'allegoria della vita che rappresenta s’impressiona nei supporti che registrano, nelle voci, nelle ombre che mutano naturalmente, negli occhi di tutti, davanti e dietro la macchina fotografica da presa.
Ora siamo a Roma.
Giriamo all'interno dell'Hotel Exedra, che con grande cordialità ci sta ospitando in questi giorni per raccontare tutta la parte del passaggio di Piero Cicala per le lussuose camere e i suntuosi ambienti di un mondo che non conosce più, remoto, misterioso quasi, premio per la sua accettazione della sfida canora, dopo trent'anni di silenzio.
Ed io con lui e la mia troupe all'interno di quelle pareti antiche, mirabilmente eleganti e piene di stucchi, calde luci che s’innalzano e spandono su marmi, ori, in un fiorire di forme liberty, di neoclassiche fughe.
Dalle finestre delle camere e dei corridoi in cui Bélen ed Emilio si seguono, inseguono, conoscono e scrutano, filtra incessante il respiro della metropoli, e la pioggia batte le distese di vetture in coda che da quassù ci sembrano ancora più insensate galere.
Mi piace girare all'aperto, ma sento che qua dentro si sta formando il cuore del film. 
L'Exedra: è interessante leggere cosa dice Wikipedia al termine "esedra":

In architettura, un'esedra è un incavo semicircolare, sovrastato da una semicupola, posto spesso sulla facciata di un palazzo (ma usato come apertura in una parete interna).
Il significato greco originale (un sedile all'esterno della porta) afferiva a una stanza che si apre su un portico, circondata tutt'intorno da banchi di pietra alti e ricurvi: un ambiente aperto destinato a luogo di ritrovo e conversazione filosofica. Un'esedra può anche risaltare da uno spazio vuoto ricurvo in un colonnato, magari con una sede semicircolare.
L'esedra fu adottata dai Romani, per poi affermarsi in epoche storiche successive (a partire dall'architettura romanica e da quella bizantina).

Ambiente aperto destinato a luogo di ritrovo e conversazione filosofica... non so se i nostri protagonisti parleranno proprio di filosofia... no, non credo, ma certamente ben calza l'esedra con l'idea di un luogo di ritrovo e incontro, e di confronto e conoscenza, i momenti in cui Talita (Bélen) e Piero (Solfrizzi) impattano vicendevolmente nel mondo e il destino che si portano dietro.
E allora quest’auspicio e coincidenza mi consola per il lavoro al chiuso, e spero che la circolarità del senso che nella storia in questa fase sto cercando di raggiungere, qui ci sorrida alla sesta settimana di lavorazione di questo film.

martedì 2 novembre 2010

Iaia Forte talks

Iaia Forte con Eugenio Cappuccio
Qualche settimana fa sono partita da Savelletri di Fasano (Brindisi), dove ho finito di girare le mie scene, per approdare a Milano, dove mi aspetta il teatro... che dispiacere! Sono stati giorni bellissimi.
Eugenio Cappuccio è un regista fantastico, con un'attenzione agli attori che raramente ho incontrato. Il set è il suo ambiente naturale, come la sua autorità che non ha bisogno di esercitare con imposizioni ed atteggiamenti, perchè gli deriva dal calore e dalla sicurezza che comunica alla troupe e agli attori.

Iaia Forte con Fabrizio Buompastore
e Salvatore Marino

Poi la luce e la gente della Puglia, che mi ricordano la "Grecia" che è in tutti noi... c'è qualcosa di arcaico e dolce in quella terra che mi innamora. E la troupe, dove non si respirava nevrosi (come spesso succede...), ma che sembrava respirare il film insieme agli attori e al regista. Ed Antonio Avati, con la sua grazia e sapienza produttiva, che discretamente sovrintendeva il tutto.
Devo dire che mi sono divertita molto anche con gli altri attori. Solfrizzi, che nel film è mio marito, attore fantastico e futuro pilota (ha guidato una Miura gialla per esigenze di set, e io sono morta di paura per come correva!), Totò Onnis, Fabrizio Buompastore, Azzurra Martino, il mio adorato Gaetano D'amore, tutti perfetti nei ruoli e tutti capaci di disegnare personaggi vivi. Avrei voluto che fosse una serie televisiva di 86 puntate per non partire più!!!
Ciao a tutti, Iaia

venerdì 29 ottobre 2010

Emilio Solfrizzi canta e balla

Cristina Bravini (direttore di produzione)
Siamo dunque arrivati a Roma. Curiosa sensazione. Qui ho casa, vivo da anni. Eppure c'è una strana distanza in queste prime ore di ritorno. Come di scollamento. Credo sia normale. Le riprese ricominciano qui, già sono ricominciate, per raccontare l'approdo di Piero Cicala nel caos metropolitano che stride in maniera così forte con la quiete delle risacche pugliesi.
Alessio Bastianelli
(ass. operatore focus)
Ieri è stata una giornata interessantissima: abbiamo girato a Cinecittà 3, una bellissima realtà produttiva in piena campagna tra Capannelle e Cinecittà. Abbiamo provato una scena importantissima: la ricostruzione della trasmissione "I migliori anni", dove Cicala approda invitato da Carlo Conti. Ed il carissimo Carlo era con noi a reinterpretare la sua trasmissione di successo con Solfrizzi-Cicala, davanti ad un enorme cromakey verde, nel quale intarsieremo su fondi già girati nella vera trasmissione i nostri attori. Emilio se l'è cavata benissimo, ha cantato e ballato; Conti una forza della natura, è un piacere vedere che capacità ha di fluidificare, movimentare il materiale dello show, una lezione di tempismo. La troupe era divertitissima e le belle canzoni suonate in playback ci hanno regalato un pomeriggio di lavoro faticoso, ma anche leggero. Una buona giornata insomma.
Daniele Petruccioli (gruppista) e
Roberto Dragone (segretario di produzione)
Ho una troupe speciale, ogni ora che passa ne ho conferma.
Sono certo che Roma sia molto importante per dare la sensazione che per Piero Cicala le strade siano ancora tutte aperte. Qui il suo incontro con Talita Cortès, la catalizzatrice iconica, la bellissima star di passaggio, apre scenari di tale verità e sorpresa che credo ci divertiranno molto.
Seguiteci sempre. A presto, Cap



Emilio Solfrizzi


 

giovedì 28 ottobre 2010

Dalla Puglia a Roma con amore e musica

Salvatore Marino, Emilio Solfrizzi, Gaetano D'Amore

Iaia Forte
Rieccoci qua cari amici!
Il cinema è così, a un certo punto diventa un fiume in piena e ti tocca navigarlo con la massima attenzione... il tempo, nostro assoluto padrone, decide cosa, come e chi, e c'è una sola che conta, finire il programma scritto sull'ordine del giorno, il resto passa in secondo piano.
Ma ora cerco di recuperare con un breve racconto di come sono andate le cose fino ad oggi. A parte qualche giornata di pioggia che ci ha snervato oltremodo, è andato tutto bene.
Fabrizio Buompastore, Iaia Forte,
Emilio Solfrizzi
Alla fine della terza settimana abbiamo comunque lasciato a malincuore la Puglia. Siamo stati accolti e assistiti in maniera straordinaria. Da tutti, in primis la popolazione di Savelletri, poi la Film Commission pugliese, le istituzioni di Fasano.
È stato un momento bello sia umanamente che artisticamente. Il film credo se ne avvantaggerà molto di quella partenza, di quella vicinanza al realismo dei luoghi, delle voci, delle facce. Ho coinvolto tantissimi abitanti e cercato di far entrare nella vicenda e nel tessuto narrativo i suoni e le luci di quella umanità, dai connotati così peculiari, dalla lingua tanto umana e vicina allo spirito del film. Sarò sempre grato a quella gente, a quel mare, a quella terra.
Emilio Solfrizzi credo abbia davvero fatto moltissimo; il riconoscimento quotidiano, l'affetto e gli sguardi di tutti credo siano stati propulsivi per una sua interpretazione del personaggio davvero importante. 

Azzurra Martino, Totò Onnis
Gianni Colajemma
E anche tutti gli altri attori (Iaia Forte, Totò Onnis, Fabrizio Buompastore, Gaetano D'amore, Salvatore Marino, Gianni Colajemma, Azzurra Martino) penso abbiano vissuto momenti particolarmente felici e dai primi sguardi al montaggio, che è già iniziato, mi sembra il materiale confermi questa sensazione. Ve ne parlerò con maggiore dovizia quando, sprofondando nel crogiuolo dell'editing digitale, vi racconterò come nasce davvero il film e quali strade meravigliose si possano intraprendere in quella sede, lo specifico dell'opera filmica senza alcuna ombra di dubbio.


Nico Cirasola, Totò Onnis, Manuela Morabito